Al Mugello non si corre soltanto. Al Mugello si duella, si soffre, si cade e ci si rialza con il fango dell’asfalto addosso e il motore ancora caldo nel petto.
Il secondo atto del CIV è un poema meccanico intriso di benzina e coraggio, e il Broncos Racing Team ne esce come una compagnia di ventura moderna: ferita, ma mai doma.
Kevin Zannoni, il romagnolo di manetta feroce e polso educato alla velocità, inizia il fine settimana come fanno i piloti di razza: stampando una pole position sontuosa, di quelle che mettono in fila il resto del mondo e fanno tacere i cronometri.
Sul circuito toscano il ragazzo sembra danzare più che guidare. In Gara 1 parte con il cipiglio del predatore, cucendosi addosso la corsa con ritmo e cattiveria agonistica. Poi il Mugello presenta il conto: caduta a metà gara e sogni sparsi sull’asfalto.
Ma i corridori autentici si misurano la domenica, quando il cielo si fa nero e la pista diventa una trappola viscida. E infatti, sotto una pioggia da tregenda, Zannoni tira fuori la stoffa del combattente. Uno slittamento al via lo risucchia indietro, nel ventre rabbioso del gruppo. Da lì parte una rimonta furibonda, fatta di staccate al limite e traiettorie cucite col temperamento. Quinto al traguardo, sì, ma con dentro una corsa da antico cavaliere della velocità.
Nella Superbike il vessillo Broncos lo issa Samuele Cavalieri, uno che al Mugello sa parlare la lingua dei forti. In qualifica pianta un terzo tempo robusto, autorevole, da uomo pronto alla battaglia.
E battaglia si rivela. In Gara 1 Cavalieri guida con giudizio e ferocia controllata, arpionando un terzo posto di peso specifico enorme. Podio meritato, costruito giro dopo giro come un muratore della velocità.
Più attardati gli altri alfieri del team: Alessio Finello, dopo un lungo che ne scompagina la corsa, chiude diciannovesimo; Alessandro Usai ventiduesimo. Giornata amara invece per Simone Saltarelli e Paolo Pacitto, traditi dall’asfalto e finiti anzitempo nella lista dei caduti.
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Poi arriva la pioggia. E con la pioggia le variabili aumentano a dismisura. Gara 2 è una corrida d’acqua e nervi, una lotta sporca contro il grip incerto e la paura. Cavalieri sembra avere in pugno un altro podio: terzo saldo, feroce, ormai con il trofeo quasi tra le mani. Ma il Mugello, quel vecchio teatro tragico delle due ruote, colpisce all’ultimo respiro. Caduta nelle curve finali dell’ultimo giro. Una pugnalata sportiva di quelle che lasciano il silenzio nei box e rabbia nel casco.
Tra gli spruzzi e il caos della domenica emerge la prova generosa di Alessio Finello, ottavo al termine di una gara intelligente e coraggiosa, corsa con il cervello acceso e il gas ben calibrato. Un risultato pesante, conquistato domando la pioggia più che gli avversari.
Simone Saltarelli chiude quindicesimo dopo un errore che lo costringe a ripartire dal fondo, mentre Paolo Pacitto porta a casa un ventitreesimo posto di resistenza e fatica. Sfortunato Alessandro Usai, caduto in una domenica che non fa sconti a nessuno.
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Questo Mugello lascia al Broncos Racing Team una classifica forse più magra di quanto meritassero velocità e talento. Ma le classifiche raccontano solo metà della verità. L’altra metà vive nelle staccate tentate quando tutti alzano il polso, nelle moto rialzate dopo una scivolata, nei box che continuano a lavorare mentre fuori cade il mondo.
E allora sì, il Broncos Team torna dalla Toscana con lividi e rimpianti. Ma anche con la certezza di possedere ancora quella virtù antica che nel motociclismo vale più dei trofei: il coraggio di correre sempre all’attacco, senza mai fare economia di cuore.
Fonte: ufficio stampa Broncos Team
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