Broncos Racing: Mugello tra gloria, pioggia e sfortuna

Al Mugello non si corre soltanto. Al Mugello si duella, si soffre, si cade e ci si rialza con il fango dell’asfalto addosso e il motore ancora caldo nel petto.

Il secondo atto del CIV è un poema meccanico intriso di benzina e coraggio, e il Broncos Racing Team ne esce come una compagnia di ventura moderna: ferita, ma mai doma.

Kevin Zannoni, il romagnolo di manetta feroce e polso educato alla velocità, inizia il fine settimana come fanno i piloti di razza: stampando una pole position sontuosa, di quelle che mettono in fila il resto del mondo e fanno tacere i cronometri.

Sul circuito toscano il ragazzo sembra danzare più che guidare. In Gara 1 parte con il cipiglio del predatore, cucendosi addosso la corsa con ritmo e cattiveria agonistica. Poi il Mugello presenta il conto: caduta a metà gara e sogni sparsi sull’asfalto.

Ma i corridori autentici si misurano la domenica, quando il cielo si fa nero e la pista diventa una trappola viscida. E infatti, sotto una pioggia da tregenda, Zannoni tira fuori la stoffa del combattente. Uno slittamento al via lo risucchia indietro, nel ventre rabbioso del gruppo. Da lì parte una rimonta furibonda, fatta di staccate al limite e traiettorie cucite col temperamento. Quinto al traguardo, sì, ma con dentro una corsa da antico cavaliere della velocità.

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Poi arriva la pioggia. E con la pioggia le variabili aumentano a dismisura. Gara 2 è una corrida d’acqua e nervi, una lotta sporca contro il grip incerto e la paura. Cavalieri sembra avere in pugno un altro podio: terzo saldo, feroce, ormai con il trofeo quasi tra le mani. Ma il Mugello, quel vecchio teatro tragico delle due ruote, colpisce all’ultimo respiro. Caduta nelle curve finali dell’ultimo giro. Una pugnalata sportiva di quelle che lasciano il silenzio nei box e rabbia nel casco.

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Questo Mugello lascia al Broncos Racing Team una classifica forse più magra di quanto meritassero velocità e talento. Ma le classifiche raccontano solo metà della verità. L’altra metà vive nelle staccate tentate quando tutti alzano il polso, nelle moto rialzate dopo una scivolata, nei box che continuano a lavorare mentre fuori cade il mondo.

E allora sì, il Broncos Team torna dalla Toscana con lividi e rimpianti. Ma anche con la certezza di possedere ancora quella virtù antica che nel motociclismo vale più dei trofei: il coraggio di correre sempre all’attacco, senza mai fare economia di cuore.

Fonte: ufficio stampa Broncos Team