
È difficile individuare l'inizio delle competizioni motociclistiche in Italia mentre si può fissare con certezza la data del primo Campionato Motociclistico Italiano su Strada: 8 ottobre 1911. Fu organizzato in prova unica sul percorso Milano-Aprica-Milano di 314,600 chilometri e vide l'affermazione di Carlo Pusterla (Triumph) nella mezzo litro (500 cc) e di Mario Acerboni (Frera) nella terzo di litro (334 cc) che percorse il tragitto: Sesto S. Giovanni, Lecco, Colico, Sondrio, Passo dell'Aprica, Edolo, Lovere, Bergamo, Crescenzago, Milano. Furono 21 i partenti.
Il via venne dato sotto una pioggia incessante e violente folate di vento, con le strade ridotte a tratturi con profondi avvallamenti e vischiosi pantani.
Dopo Morbegno i concorrenti trovarono le strade invase dall'Adda che era straripato e furono così obbligati a percorrere, con le moto a mano, circa quattro chilometri attraverso i boschi. Ma di tutto ciò gli organizzatori non erano al corrente, alla vigilia non si erano raccolte le necessarie informazioni di verifica, cosicché i concorrenti dopo il via erano alla mercé degli eventi. Molti gli incidenti e le cadute, anche di una certa gravità come per Vailati e Facchetti, per non parlare dei guasti alle moto con le rotture della forcella per le profonde buche della strada. Per completare la giornata al posto di rifornimento di Breno i ritardatari trovarono esaurito il carburante e furono costretti ad affannose ricerche presso i privati, poi a diversi controlli, scaduto il tempo massimo, gli incaricati se ne erano tornati a casa e furono rintracciati solo dopo lunghe ricerche. La selezione fu severissima. Solo 4 gli arrivati nella mezzo litro e cinque fra le moto più piccole, cosicché sono decisamente rimarchevoli le medie fatte segnare dai vincitori, Carlo Pusterla su Triumph a 43,510 km/h e Mario Acerboni su Frera a 40,429 km/h rispettivamente. Poiché la maggior parte degli arrivati risultava essere fuori tempo massimo veniva decisa una sanatoria che comprendeva anche gli ultimi arrivati Baj-Badino, Sassi e Porrini che trovarono il traguardo deserto e, per certificare ufficialmente il loro arrivo, si recarono al domicilio del Presidente del M.C.I. dott.Oreste Togni, che era ormai già a tavola con la famiglia.
Sullo stesso percorso si disputò anche la seconda edizione, mentre nel 1913 fu scelto un tracciato più corto di soli 63 chilometri intorno a Cremona da percorrere cinque volte che vide la partecipazione di ben 49 piloti.
La prima Guerra Mondiale costrinse ad un forzato stop dell'attività agonistica che fu ripresa soltanto nel 1919, sempre a Cremona mentre nel 1920 teatro del Campionato in prova unica fu il Circuito delle valli dl Ticino con ben 84 partenti nelle quattro classi programmate.
Dal 1921 il Moto Club d'Italia decise di far disputare il Campionato Italiano su dodici prove, delle quali 4 in circuito, 4 in salita e 4 di gran fondo fra le quali anche il Raid Nord-Sud che assegnava un punteggio maggiorato.
Il campionato 1921 era stato un successo, ma a dicembre ecco che nel corso del Congresso Nazionale del M.C.I. appariva un'inattesa delibera che contemplava la soppressione del campionato italiano in quanto “la classifica individuale non risulta razionale in quanto determinante ne è l'elemento macchina.”
Una soppressione assurda che durava, per fortuna, una sola stagione, il 1922, poi per il 1923 il campionato veniva riproposto con la stessa formula di due anni prima. Dopo un semestre di gare venivano così incoronati campioni tricolori il bolognese Amedeo Ruggeri (Indian 1000), Augusto Rava si ripeteva con l'Indian 750, Pierino Opessi vinceva la 500 con la Triumph e nella 350 si imponeva un giovane destinato a scrivere la storia degli sport motoristici del nostro paese, sia a due che a quattro ruote, Achille Varzi che dominava la stagione con la Garelli imponendosi in sei delle dodici gare dell'anno. Nel 1923 vedevano la luce anche i campionati destinati alla 250 ed alle piccole Biciclette a Motore, quelle che sarebbero diventate le 125, che venivano però organizzate a parte con un programma di tre sole gare. Se nella 250 si imponeva Oreste Garanzini con la moto di sua costruzione nella classe più piccola la conclusione a parità di punteggio fra Luigi Parravicini e Renato Sceti creava un pasticcio regolamentare in quanto non era prevista alcuna discriminante in caso di parità per l'assegnazione del titolo. Dopo una serie lunghissima di batti e ribatti che erano stati ad un passo dal portare piloti e M.C.I. in tribunale veniva deliberato che il titolo sarebbe stato assegnato dopo un match a due fra i contendenti, match che ebbe luogo il 2 marzo 1924 e vide la vittoria di Parravicini. Crediamo che sia questo l'unico caso nella storia del motociclismo che un titolo viene assegnato sul campo nell'anno successivo.
E se il campionato del '23 aveva messo in mostra Varzi non poteva mancare nell'albo d'oro anche il suo grandissimo rivale Tazio Nuvolari: il mantovano volante si imponeva l'anno successivo nelle 500 con una Norton proprio davanti a Varzi con la Sunbeam.
Per il 1925 veniva decisa la scomparsa dal campionato nazionale delle grosse moto di 1000cc: otto le gare in programma per le classi maggiori, in parte disertate dai migliori, ma che seppero dare tuttavia vita a confronti di notevole interesse. Le Bicimotore si limitavano invece a 4 prove.
Un'importante innovazione veniva inserita nel sistema di punteggio per il campionato: oltre ai punti consueti per i primi cinque classificati veniva istituito anche una specie di “bonus” di presenza e di arrivo, con un punto in più da assegnare a tutti i piloti partiti ed un ulteriore punto in più a tutti quelli arrivati in tempo massimo.
Inalterato il sistema di attribuzione dei punti di campionato per il 1926, che prevedeva quattro classi: 500, 350, 250 e per la prima volta la 175, con il consueto programma separato per le Bicimotore. Grazie ad uno strepitoso finale di stagione con tre vittorie consecutive Achille Varzi vinceva il titolo 500 con la Sunbeam, mentre nella 350 nulla poterono gli avversari contro le velocissime Bianchi “Freccia Celeste”: è Tazio Nuvolari a conquistare il titolo. Nelle altre classi si imposero Alfredo Panella con la Galloni 250, Umberto Faraglia dominatore incontrastato con la piccola Harlette 175 a motore Puch due tempi. Infine le Bicimotore (che saranno abolite nel 1927) vissero un entusiasmante confronto in famiglia fra le MM di Amedeo Tigli e di Alfonso Morini, futuro costruttore delle omonime moto; i due terminarono il campionato a pari punti e Tigli veniva proclamato campione grazie a due vittorie contro il solitario successo di Morini.
Dopo la stagione 1927 nella quale spiccava nettissima la supremazia nella 175 delle Benelli che, con il più piccolo dei fratelli Tonino alla guida, sbaragliavano il campo vincendo sette delle nove prove in programma, il 1928 vide ridursi l'attività velocistica ed il numero delle prove di campionato scese a cinque, anche perché l'aumento dell'attività internazionale distoglieva piloti e case dalle gare di casa. La stagione si chiuse addirittura a metà dicembre sul circuito del Tigullio, ed in tutte le classi ad esclusione della 250 i vincitori si imposero abbastanza nettamente. Tra questi, nuovo successo incontrastato per Tonino Benelli nelle 175 con la moto realizzata dai fratelli, dopo una stagione che aveva visto la battaglia fra le Benelli e le Ladetto & Blatto.
Ancora poche gare nel 1929, solo quattro, con la 125 che spariva dal programma dopo una sola stagione. La Sunbeam si ripeteva nelle 500 con Mario Colombo che precedeva piloti come Varzi e Bandini, appaiati alla piazza d'onore. Nella 350 si imponeva nettamente Amilcare Moretti con la Bianchi davanti al giovane avvocato Alberto Santini e a Nuvolari, che ormai disertava sempre più le gare motociclistiche in favore delle quattro ruote. Egemonia della Guzzi nella 250 con Ugo Prini. Alfredo Panella faceva suo il titolo delle 175.
Dopo alcune stagioni regolari, si tornava a dieci gare nel 1933, con il Circuito di Napoli a dicembre. Il lato negativo della stagione era la drastica riduzione dei partecipanti al campionato, tanto che in molte occasioni venivano unificate le varie classi in un'unica partenza, in particolare 350 e 250 unificate alle classi maggiori. Il 1933 vedeva anche il debutto della leggendaria Guzzi 500 bicilindrica sovralimentata, che aveva ottenuto la sua prima vittoria a Napoli con Amilcare Moretti e che ben presto si sarebbe rivelata un'arma quasi imbattibile.
Il 1934 segnava la ripresa vittoriosa del motociclismo italiano anche in campo internazionale e già i campioni stranieri iniziavano a guardare con interesse alle nostre moto. Omobono Tenni, chiamato nelle file della Guzzi, portava al successo la nuova bicilindrica nel campionato tricolore delle 500. La Scuderia Ferrari si rifaceva nella 350 con il dominio assoluto di Aldo Pigorini, che con la Rudge della squadra di Maranello vinceva sei gare su otto. Grande novità nella 250 dove il titolo andava ad un giovane pilota milanese, Cirillo “Nello” Pagani, in sella alla Miller Balsamo.. Ancora le Benelli si fregiavano del tricolore nella 175, stavolta con un giovane pilota romano, Amilcare Rossetti.
Nel 1935 la Guzzi fece man bassa di successi nel campionato nazionale. Nella 500 Omobono Tenni, con la 500 che nel frattempo aveva adottato il telaio elastico, si imponeva su una nuova, interessante creazione, la Rondine realizzata a Roma su progetto dell'ing.Remor, una quattro cilindri sovralimentata particolarmente efficace sui circuiti veloci, ma una serie di problemi non avrebbero consentito a Piero Taruffi di andare oltre la piazza d'onore dietro a Tenni. La Guzzi dominava anche nella 250 monopolizzando le vittorie di tappa e conquistando il titolo con Aldo Pigorini. La 350 si rivelava la più combattuta: il titolo veniva assegnato a Biagio Nocchi, in sella alla Norton della Scuderia Maremmana, per i due successi ottenuti.
Attività ridotta nel 1936 a causa della guerra in Etiopia e delle sanzioni economiche decretate dalla Società delle Nazioni a fine '35, cosicché il campionato iniziava solo a fine luglio, dopo la proclamazione dell'Impero, e si sviluppava in sole tre gare tutte racchiuse in un mese. Trionfo della Bianchi nella 500: campione era Dorino Serafini. Nelle 350 titolo ad Albino Milani con la Norton. Il tricolore della 250 andava alla Benelli di Celeste Cavaciuti.
Con il 1937 il campionato riprendeva un aspetto meno dimesso, con cinque gare in programma fra le quali la rinata maratona attraverso l'Italia che nell'occasione era stata prolungata da Napoli a Taranto; naturalmente questa gara assegnava un punteggio maggiorato per il campionato. Il titolo non sfuggiva a Guglielmo Sandri con la Guzzi. Il dominio della Casa di Mandello era addirittura schiacciante in 250 con Nello Pagani, passato nello squadrone di Mandello, nuovamente tricolore dopo una stagione che definire trionfale è limitato. Vivace battaglia al solito nella 350 dove si imponeva la Norton-Maremmana di Amilcare Rossetti.
Dopo la stagione 1938, gare ridotte a quattro nel 1939, anche a causa del gravoso impegno profuso nel campionato Europeo in prove multiple che assorbiva gran parte delle risorse delle case costruttrici maggiori. I venti di guerra cominciavano a soffiare sull'Europa. Grazie alla vittoria nella Milano-Taranto. la Gilera otteneva nuovamente il titolo della 500 con Francesco Lama. Il titolo delle 250 vedeva il successo della Benelli di Amilcare Rossetti. Consueta incertezza nella 350 che vedeva il successo per la discriminante delle vittorie del fiorentino Aldo Bernardoni con la Norton della Scuderia Maremmana.
Per il 1940 il R.M.C.I. aveva programmato un campionato tricolore su cinque gare, ma l'ingresso nel conflitto dell'Italia il 10 giugno 1940 mise fine ad ogni attività sportiva.
Per cinque lunghi, tragici anni il rombo dei motori sarebbe stato soffocato da quello delle artiglierie. Delle corse si sarebbe ritornati a parlare solo nel 1946.
Nella foto: uno dei primi campioni italiani di motociclismo: Amedeo Ruggeri. Il pilota bolognese si è imposto nella 1000 nel 1923 in sella alla Indian, mentre non è riuscito nell'impresa con l'Harley Davidson.

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